Ieri ho visto al cinema il film palma d’oro a Cannes “The Square”. Palma d’oro nonostante racconti in modo coraggioso dei temi scomodi per l’deologia dominante nell’occidente in questo momento. Si potrebbe accostare tranquillamente nel soggetto all’ultimo film di Gandini, La teoria svedese dell’amore il quale mostra il lato oscuro e le zone d’ombra delle mirabili società progressiste e libertarie in cui si è raggiunta la piena parità di genere, il modello di società multculturale e dove i diritti e le libertà del singolo sono intoccabili.

Il film è di certo svedese per la piattezza e il ritmo poco calzante della narrazione e nella lungimiranza del dettaglio socio psicologico.

Il film narra del quando il politicamente corretto e il buonismo dei benestanti si scontra con la realtà di coloro a cui ci si appella in continuazione per potersi mostrare e credersi paladini umanitari, facendo all’opposto risultare la ferocia ipocrita di certo mondo radical chic e delle classi dominanti, legato anche ad ambienti di finzione e di esclusivo interesse monetario come quelli delle grandi gallerie e musei di arte contemporanea, le cui opere spesso si celano dietro a valori e contenuti artistici che di fatto non esistono ma di cui tutti si fanno fintamente portatori o profondi conoscitori suscitando anche l’ilarità di chi ha capito l’inghippo.

Così, insieme a tutto questo mondo ovattato dominato da sentimenti di convenienza e poco genuini, dall’artificio, dal narcisismo più esasperato, dall’apparenza e dall’arrivismo, crolla anche tutto l’apparato delle libertà individuali e del diritto civilismo portato all’estremo (si allude ad esempio alla possibilità della monogenitorialità di uomini e donne sempre più diffusa in Svezia) di cui i Paesi scandinavi sono portatori per eccellenza, in cui salta fuori la nuda verità dell’unico discrimine che esiste tra gli esseri umani che non è né di natura razziale né sessuale ma soltanto sociale, cioè quello tra ricchi e poveri della Terra.