​Vi siete chiesti perché la sinistra in Francia e in Inghilterra, come Bernie Sanders negli Stati Uniti, rifiutano compatte l’ideologia dell’open borders (considerata una politica della destra capitalista ) e sono invece favorevoli ad una stretta sui flussi migratori e per  un sano controllo alle frontiere, mentre tutta la sinistra in Italia, a parte qualche voce fuori dal coro più vicina a movimenti che a veri partiti, la sposa a braccia aperte? 

Semplice, perché noi siamo completamente una colonia e la sinistra italiana è il prodotto della stessa élite anglosassone, di quei poteri economici e finanziari che manovrano la politica, con cui, in questi Paesi, è invece ancora possibile una certa dialettica, la stessa élite responsabile dell’impeachment di Trump

Perché a qualcuno sta molto a cuore cancellare la storia? Semplice, per poterla ripetere. Perché credete sia stata inventata la neolingua con l’introduzione dell’uso improprio e filologicamente scorretto di termini come “negazionismo” o “populismo” oltre a tutta la terminologia del politicamente corretto con cui si censura il pensiero dissidente? La risposta è già nella domanda. L’escamotage comunicativo utilizzato da tutto l’apparato mediatico dei padroni è quello di accusare l’avversario delle stesse colpe di cui ci si macchia: ed ecco che al minimo cenno di dissenso, in pochi secondi, nella neolingua, si diventa razzisti, fascisti, omofobi, anche nazisti e pronti per essere esposti al ludibrio nella pubblica piazza dei social e dei salotti televisivi.

Per ragioni che hanno a che fare con la nostra storia, come anche con quella europea, quella soggetta a questo tipo di operazione è tutta l’ala politica di sinistra: è ormai noto che con la liberazione dal nazifascismo da parte degli alleati, l’Italia si è palesata nel suo essere una colonia degli USA e degli interessi di Londra. Tutti i maggiori fatti e gli accadimenti sul piano sociale e politico, come gli attentati, le stragi o gli omicidi rimasti impuniti che hanno segnato la nostra storia della seconda metà del XX secolo (ma anche quella attuale), sono semplicemente l’espressione di questa sudditanza politica ed economica, responsabilità della longa manus.

Gli interessi sono quelli di organizzazioni ed entità sovranazionali, le multinazionali, le società finanziarie, i grandi gruppi bancari, tutti poteri che controllano i media e l’informazione, dirottano l’attenzione dell’opinione pubblica su alcuni temi piuttosto che su altri, creano mode e ideologie, omologano il pensiero, come già rivelato al principio degli anni ’70 da Pier Paolo Pasolini il quale aveva individuato, in questo nuovo assetto socio-economico, non solo una nuova era antropologica ma anche la nascita del nuovo fascismo, molto più temibile e più difficilmente arginabile rispetto a quello tradizionale e politico delle camicie nere: quello che lui chiamava il nuovo fascismo dei consumi, della “destra capitalista”

Se da un lato, quindi, come da consueta narrazione, l’intervento di USA per mano della CIA, del terrore nero e del terrore rosso, alternatamente, aveva lo scopo, con la complicità di nomi di spicco della classe dirigente e della vita politica di allora, di arginare e ridurre il Partito Comunista e cioè, sul piano geopolitico, l’influenza dell’Unione Sovietica negli affari italiani (è forse questo il vero scopo del “sogno europeo “e della costituzione dell’UE ?), la ragione più grande è tutta economica: indebolire i sindacati all’interno dei grandi gruppi industriali, colpire la sovranità dello Stato riducendo e sfavorendo l’intervento dello stesso nella vita economica e sociale del Paese, inaugurare quella stagione delle privatizzazioni e di svendita dei beni pubblici che ancora non ha avuto fine, aprire agli interessi della grande finanza internazionale, in poche parole, sostituire il potere politico con quello del mercato.

È del 1974 il famoso testo di denuncia di Pasolini del golpe internazionale che era in atto nel Paese, uscito sul Corriere della Sera con il titolo Cos’è questo golpe? Io so.

Il mercato di riferimento non è però quello delle piccole e medie imprese italiane, quello degli imprenditori che lavorano e amano il “progresso” ma quello globale, quello delle delocalizzazioni, dello sfruttamento del lavoratore e del territorio al minor costo, della bassa qualità, della concorrenza senza regole, della finanza speculativa, della produzione di beni di consumo effimeri (utili solo a soddisfare il nostro edonismo e non alla crescita di una coscienza civile e al bene comune), ovvero quello dello “sviluppo”: distinzione, questa, molto cara a Pasolini che, mentre accosta al concetto di “progresso” quello di una sinistra ideale e a quello di “sviluppo” la destra, non fa che confermare la fragilità dell’utopia comunista, nell’ammonire una sinistra al potere venduta anch’essa agli interessi dello sviluppo. 

Se si realizza, attraverso l’analisi e lo studio delle fonti storiche intrecciate ad uno sguardo vivo e attento sul presente, cosa è accaduto nell’arco di questi ultimi cinquant’anni, all’improvviso risulterà alquanto strano, oggi, ragionare nei termini di “destra” e “sinistra”, dicotomia ideologica costruita e mantenuta viva solo dall’interesse di una stretta oligarchia, di quell’unico potere esistente che è un potere economico.

In un ribaltamento completo di concetti e valori, di significati e significanti, per dirla alla Saussure, ecco che essere contro le “migrazioni” (altro termine della neolingua) di massa, le quali sono motivo sia di dumping salariale che sociale, diventa di “destra”, anzi “razzista!”, così la tutela e la promozione della famiglia come indispensabile assetto sociale al crescere e al progresso civile, in linea con quello che era il PCI di Togliatti e dei padri costituenti, potrebbe voler dire essere “omofobi” o “bigotti”. “Destra” e “sinistra” sono completamente svuotate del loro significato storico e originario per poter compiere la più importante delle rivoluzioni che è quella linguistica, tale da poter servire meglio i veri padroni: così oggi non si troverà nulla di strano nel dichiararsi “comunisti” ed essere iscritti, ad esempio, ad un’organizzazione come Confindustria e non per cecità, confusione o limiti del “compagno-socio” nel non saper vedere o riconoscere la contraddizione ma semplicemente perché la contraddizione non esiste più.