​Ieri Il Secolo XIX pubblica un articolo in cui si evidenzia la prova scientifica che i baci dati ai cani possono essere veicolo di malattie. 

L’allarme lo lancia John Oxford, docente di virologia e patologia presso la prestigiosa Queen Mary University di Londra: il “bacio” dei cani esporrebbe gli esseri umani al rischio di contrarre malattie. «I cani trascorrono metà della loro vita con il naso in angoli sporchi o si aggirano attorno alle feci di altri cani – spiega Oxford – Dunque i loro musi sono pieni di batteri, virus e germi di ogni tipo».

Rincara Marty Becker, celebre esperta di cani, dalle pagine del sito specializzato Doggies Care: «Noi umani quando ci salutiamo ci diamo un bacio sulla guancia, i cani per salutarsi si annusano il sedere».

Ora, aldilà della ragionevolezza della scoperta che scoperta non è in quanto è risaputo che i cani non sono soliti sciacquarsi le parti intime con acqua fresca e sapone ma bensì proprio tramite la loro lingua e il loro muso, per cui se la natura avesse voluto che il bacio fosse uno scambio affettivo appartenente anche al regno animale avremmo trovato cani abbracciati che pomiciavano e si scambiavano anelli, invece di scoprirli semplicemente nell’atto di leccarsi e a annusarsi tra di loro, vorrei soffermarmi su un aspetto che mi ha dato da riflettere. 

Arrivato per primo da un commento allo stesso articolo su Facebook: una tipa scrive che “è molto meglio baciare i cani che gli esseri umani, cattivi e insensibili”, più o meno una roba così. 

Qualche giorno fa un’altra tipa mi dice che da quando scoprì che era l’acqua di rubinetto a farla gonfiare perché intollerante al nichel, cominciò a bere solo ed esclusivamente acqua di bottiglia e di una specifica marca che qui non dirò, sentendosi da quel giorno subito molto meglio cosicché tutta la sua famiglia ormai beve solo acqua in bottiglia e persino il suo cane, sì, perché, anche “lui”, dice, non beve l’acqua di rubinetto, la rifiuta, non gli piace.
Ora, a parte che già ritengo l’imbottigliamento e la vendita di acqua potabile, bene comune per eccellenza, uno dei maggiori sorprusi di tutti i tempi del capitalismo, non sono riuscita a non dirle in modo schietto e diretto che dove ancora molte persone nel mondo sono costrette a fare chilometri a piedi sotto il sole e con una conca in testa per procurarsi l’acqua di cui hanno bisogno per vivere, dare da bere acqua in bottiglia al proprio cane mi sembrava davvero un paradosso inaccettabile. Certamente non perché, come vorrebbe farci credere certa ideologia di stampo ecologista prona al potere più ipocrita, l’acqua è un bene limitato, in quanto il globo terrestre è composto prevalentemente da acqua, quanto più perché questa non è resa volutamente accessibile a tutti proprio da chi con l’acqua lucra, vedi i vari tentativi di privatizzazione a tappeto anche nel nostro Paese, vedi appunto l’industria dell’acqua.

Il punto che però volevo evidenziare in queste storie è precisamente questo: in altri tempi, lontani e per certi più saggi se vogliamo, molto prima della post-modernità, questi due tipi umani appena esposti qui sopra, quella che preferisce baciare cani piuttosto che uomini e quella che dà da bere al suo cane acqua comprata al supermercato, sarebbero state condotte d’urgenza dal prete, dentro ad un confessionale, per capire subito cosa non andasse eventualmente in loro. 

Con l’avvento della modernità, la nascita della psicoanalisi, l’avanzare della sociologia, delle scienze umane e del materialismo storico che hanno rilegato la fede e le religioni alla sfera della superstizione e a quella del mito e delle leggende, le stesse due tipe sopra sarebbero state condotte da un bravo psichiatra o in un istituto per un lungo soggiorno rigenerante. 

Nonostante le innumerevoli ricerche, diagnosi e prove scientifiche condotte fino ad oggi, possiamo affermare tranquillamente che la situazione è di gran lunga peggiorata tanto che le due tipe in questione sono diventate oggi profili umani molto diffusi e le loro tesi quasi non scandalizzano più, se non addirittura ampiamente condivise.

C’è chi di questo dà la colpa al “secolo dei lumi”, chi al materialismo storico e al comunismo, chi a Darwin, chi a Nietzsche ma questa analisi, questo excursus, deve portarci comunque ad una sola conclusione e cioè alla necessità di ritornare al prete e all’acquasantiera. 

Quello che è avvenuto non è tanto il lavaggio dei cervelli di cui tanto si parla o meglio, prima di lavarci i cervelli hanno provveduto innanzitutto a lavare l’anima, perché la patologia di cui soffrono le due tipe sopra, così oggi tanto diffusa, non attiene alle loro menti quanto alla loro anima, esse sono possedute dallo spirito della modernità nichilista, tanto caro al mondo dei consumi e del dio mercato.

Ed ecco che, prima di strategie geopolitiche, di grandi visioni economiche, di importanti teorizzazioni psicosociali, tutto quello di cui abbiamo bisogno è di un semplice esorcismo.