Come ebbe giustamente a scrivere un mio contatto social, affermato giornalista egiziano, strizzando l’occhio con ammirevole intelligenza ad una famosa frase di Ennio Flaiano, in Italia (e purtroppo oggi in tutto il mondo aderente all’ideologia globalista che fa capo all’asse dell’Occidente sviluppato, Europa, Inghilterra e Stati Uniti d’America) esistono due tipi di razzisti, i razzisti e gli antirazzisti.

Scrivo questo a proposito dell’ipocrisia dei salotti buoni, dell’ideologia antirazzista e dell’esorcizzazione del proprio senso di colpa, nel deviare il proprio razzismo latente proprio aderendo a quella visione buonista tanto in voga in questo momento in certi ambienti dell’upper class (a cui ha aderito anche una parte della politica della Chiesa, quella che fa capo al nuovo Papa, Bergoglio, l’ala definita progressista, per intenderci) riportando un aneddoto di un piccolo battibecco avuto ieri su Facebook, piccolo perché poi la signora in questione mi ha bannata quasi subito, prima che la discussione potesse giungere ad esiti più illuminanti e interessanti sulla questione.

Voglio fin da adesso premettere, anche per tutelarmi da possibili denunce per diffamazione, che non conoscevo la signora in questione e che parlerò di lei, per quel che ne è venuto fuori, solo in merito al tema trattato, come utile strumento di analisi psicologica e antropologica di un certo tipo umano oggi molto diffuso, quello di coloro che appartengono alla razza bianca Alfa dell’alta borghesia e della società bene, il quale aderisce senza se e senza ma ai temi del politicamente corretto, frettoloso di riscattare la propria identità classista che lo vuole rilegato da sempre, dall’origine del racconto della storia dell’umanità,  al ruolo di cattivi della società, dei ricchi, dei padroni, dei colonialisti, dei bianchi.

Questi progressisti bianchi Alfa, che da questo momento per semplificazione chiameremo semplicemente Alfa, sono dispensatori di quell’assurdo, astratto e strano concetto, per cui l’immigrato o lo straniero in generale, meglio se africano e proveniente da Paesi più poveri del proprio o magari bombardati (spesso con la complicità economica e politica del governo a cui si aderisce) è sempre un cucciolo morbido e coccolone da proteggere e accudire, da mettere in fila vicino ai nani del proprio giardino, adeguatamente chiuso e blindato da recinzione, con cinque sistemi di allarme e due dobermann. A simile destino, purtroppo, stanno andando incontro anche tutti i “diversamente sessuali” (ma questa è un’altra incredibile storia che abbisognerebbe di un altro intero capitolo) diventati cuccioli morbidi e coccoloni pure loro, da proteggere dall’estinzione e far riprodurre come razza, coltivata e promossa.

Imperialismo

Quello che sfugge ai più è il razzismo autentico che si cela proprio dietro ad un siffatto modo di parlare e pensare (facendosi oggetti passivi ricettivi del pensiero unico dominante) che vede negata prima di tutto, sia che si tratti di immigrati o stranieri, sia che si tratti di omosessuali, la dignità dell’individuo riconosciuto principalmente nella sua natura di essere umano, il suo essere persona nella sua esclusività, con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue peculiarità che non attengono solo all’ordine del dato etnico o sessuale, con le sue colpe (se ce ne fossero) e i suoi meriti, al pari di tutti noi, figli della razza bianca europea e comuni sessuali.

Quello che non si capisce è che l’adesione cieca a questa ideologia, che si fa forte proprio sul ribaltamento del significato comune, crea nuovi stereotipi e vede i più combattenti, solidali con le vittime del razzismo e della xenofobia (fenomeni sociali la cui esistenza qui non si vuole in alcun modo negare o mettere in dubbio) condividere e sposare lo stesso male di coloro che si vogliono far passare come carnefici.

A dispetto di quel che si pensi, è mediamente facile smascherare gli individui Alfa portatori sani di razzismo che si atteggiano a paladini dei diritti degli immigrati e degli stranieri: basta fare notare loro alcune importanti cose in merito ai battibecchi beceri dati in pasto al popolino bue dalla stampa astuta dei padroni, su fatti di cronaca che vedono sempre contrapporsi l’immigrato straniero e il cittadino residente autoctono. Come da copione, in una sceneggiatura trita e ritrita, sui social assisteremo a centinaia e centinaia di topolini pavloviani prendere subito le difese di una parte piuttosto che dell’altra, insultarsi, sfottere il politico di turno che ce l’ha sempre con gli immigrati, combattersi fino all’ultimo minuzioso particolare sull’accaduto raccontato in maniera incessante da tv e giornali, fino all’ultima sentenza giudiziaria che svela essere il colpevole ora lo straniero, ora il residente autoctono, in un vortice di tristezza e di bassezza umana e culturale infinite.

Capita quindi che in uno di questi post beceri della stampa becera pubblicato da un mio contatto proprio per evidenziare l’ultimo scoop che dà lo straniero in testa e l’italiano autoctono colpevole, io abbia fatto osservare che il fatto che l’assassino o presunto tale appartenga ad un’etnia invece che ad un’altra non ci solleva dalla responsabilità e dal peso morale di questo schifo di mondo dove si uccide, si ruba e si commettono altrettante cose gravissime verso il prossimo. Naturalmente la mia voleva essere una provocazione, un affondare il coltello nella piaga della coscienza di quelli che ritengo topolini dormienti di Pavlov, il mio voleva essere un gesto di solidarietà, di opportunità di salvezza, di tendere la mano, di segnalare il pericolo, è un modo di dire guardate che vi stanno prendendo per il culo.

statua negra catene

A questo punto, entra in gioco la signora Alfa in questione che mi fa prontamente notare che non importa, che per lei non fa nessuna differenza, che siamo tutti uguali, che l’importante è che uno abbia voglia di lavorare. Voglia di lavorare? Volevo chiederle se con o senza catene alle caviglie ma poi ho desistito. La cosa che però provoca subito in lei un evidente e profondo disagio, è l’averle scritto che una considerazione e un distinguo su base etnica è, a mio avviso, sempre un modo razzista di operare, vivere e pensare, anche se si prendono le difese dello straniero e che, se proprio vogliamo dirla tutta, in questo momento la propaganda mediatica, dalla pubblicità, ai programmi televisivi, dai libri, ai convegni culturali, dal cinema fino alle testate giornalistiche mainstream in rete, sembra spingere più dalla parte del personaggio dello straniero che verso quello dell’autoctono, se non fosse che questo è strumentale al passaggio e all’accettazione di precise politiche che hanno a che fare con l’immigrazione, il libero mercato e la globalizzazione (ma questo non l’ho scritto). Di fronte a questo elementare assunto, la signora Alfa in questione entra in totale cortocircuito, getta la maschera e salta fuori tutto il suo razzismo latente nel rispondere decisa che gli italiani (specificazione etnica) sono tutti lavativi e non hanno voglia di lavorare e nel momento in cui le faccio notare che ha appena confermato la tesi sopra da me esposta, avendo fatto lei stessa del sano e autentico autorazzismo, distrugge totalmente la maschera di creta che la tiene intrappolata e prigioniera nel caldo perbenismo del politicamente corretto e si rivela, in un’esplosione pirandelliana, in tutta la sua essenza di individuo predestinato alla razza superiore, bianca, ricca, colonialista, padrona, con il suo perentorio: “ma viaggia e leggi invece!” (tradotto: povera e ignorante buzzurra del popolo così distante dai mirabili e stupefacenti prodigi del Mondo Nuovo).

“Se viaggiando si diventa come lei, meglio starsene a casa”. Bannata.

Avete capito, agli Alfa, con le dovute distanze, andate bene tutti, purché non siate poveri e ignoranti.