Mi rendo conto che spesso il diritto di corretta informazione non si concilia con i tempi della vita e questo chi tira i fili dell’opinione pubblica lo sa benissimo. 

Ora, chiunque abbia letto qualcosina in più in rete, magari articoli di esperti, storici e analisti del mondo arabo e di politica internazionale, senza sempre abbeverarsi esclusivamente alle opinioni di certa stampa nazionale o peggio ancora alla tv, strumento altamente e ideologicamente condizionante sia nel merito che nel metodo, avrebbe capito (anche un lettore medio ed ignorante come me) che il caso Regeni non era così chiaro, tanto da far passare questo ragazzo come una vittima di Stato.

Una signora, sul profilo Facebook di Enrico Mentana, rispondendo ad un commento che portava avanti la tesi che Giulio Regeni fosse una spia per mandato inglese, tesi sempre più avvalorata, lamentava il fatto che comunque non per questo meritava la fine che ha fatto. Essendo io stessa una mamma, il solo pensiero che un figlio possa passare quello che ha passato questo ragazzo, rende tutta la faccenda qualcosa di devastante, improponibile, allucinante. Se dovessimo però leggere il mondo con gli occhi di una mamma o di un genitore, anche il processo di Norimberga (scusate la forzatura) ci sembrerebbe tremendamente ingiusto. Ora, da che mondo è mondo fare la spia non è proprio la stessa cosa che fare il missionario o lo studente. Non a caso, quando eravamo piccoli fare la spia era altamente disonorevole e spesso provocava la rottura di alleanze e amicizie. Una spia è qualcuno che di mestiere fa ficcare il naso negli affari interni di un Paese che non è il tuo e lo fa dietro pagamento e per conto degli affari di un altro Paese e, soprattutto, lo fa camuffando la propria vera identità e ingannando il Paese di cui sei ospite. Sicuramente che Regeni fosse un giovane italiano brillante negli studi è stato quel valore aggiunto, insieme al dolore dei genitori reso pubblico, che ha permesso a certa stampa e a tutta l’opinione pubblica di accodarsi dietro alla propaganda gialla di Amnesty International che lo ha vestito con i panni di martire di Stato, Stato Italiano per l’appunto.

In questi casi l’ingenuità e l’accodarsi per ignoranza o pigrizia al sentire comune imposto dal mainstream diventa una chiara colpa e ci rende complici inconsapevoli dei peggiori crimini e di tutto il male che vi è nel mondo, dove al contrario quella necessaria malizia, aldilà di ogni stupida e tanto di moda, accusa di complottismo, appartiene all’universo dei buoni, quelli veri, quelli che sanno che il più delle volte, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni e il bene (e questo qualsiasi genitore lo sa) la maggior parte delle volte passa attraverso soluzioni che nella breve durata non ci fanno comodo, spesso dovendosi assumere l’onere di risultare anche cattivi e antipatici, scomodi, non piacevoli.  

La soluzione più semplice, prima di aderire a qualsiasi “Yes we can”, “Je suis” o “verità per Regeni”, sarebbe quella di utilizzare il famoso “cui prodest” e poi, se se ne hanno il tempo e gli strumenti, approfondire abbandonando pregiudizi, con mente aperta, deviando da qualsiasi religione imposta dal senso comune. Questo il metodo. Se fare questo non è possibile, soprattutto per mancanza di tempo prima ancora che di volontà, la scelta migliore sarebbe quella di non aderire affatto, non riempirsi il profilo di bandierine colorate e slogan strumentali al potere, non appendersi spillette o indossare magliette e gadget, non srotolare giù dai cornicioni delle Università e dei Comuni striscioni e manifesti, altrimenti si rischia di passare, quando la verità verrà a galla e ci sarà sempre qualcuno che si ricorderà di voi, per “utili idioti”, utili idioti e buonisti. La differenza con la bontà vera sta proprio qui: il buonismo è fare del male in modo del tutto inconsapevole, operare superficialmente credendo di fare del bene quando invece si sta facendo il male. 

Sarebbe bastato riflettere sul fatto che dopo tutto lo scompiglio delle “primavere arabe” promosse, finanziate e sostenute dai governi occidentali che si sono accodati agli USA, le quali hanno avuto come risultato solo maggiore povertà e l’ascesa degli estremismi religiosi in quelle zone, per uno come Al-Sisi che ha ristabilito l’ordine, riportando un governo laico e tollerante verso le altre confessioni oltre ad una certa prosperità economica a vantaggio degli egiziani di cui ha in larga parte il sostegno, con tutta la fortissima opposizione interna della Fratellanza Musulmana (a cui adesso si sa sembra aver aderito la stessa tutor di riferimento a Cambrige di Giulio Regeni come riportato ultimamente dalla testimonianza dell’ex capo dei ros Mario Mori per Dagospia), sarebbe stato davvero controproducente mettersi in una situazione tanto scomoda per un semplice studente che indaga sui diritti sindacali delle organizzazioni egiziane, con tutti gli occhi puntati, quelli di Amnesty International, da tutte le potenze occidentali sulla questione dei diritti umani.

Sarebbe bastato fare una semplice operazione addizionale dopo aver letto che l’Italia ha in corso con l’Egitto promettenti affari, attraverso l’Eni e che Al-Sisi ha in mente di cambiare e stringere alleanze mediterranee nella costruzione di grandi opere. 
Sarebbe bastato sapere che organizzazioni internazionali come Amnesty hanno spesso influenze politiche sui governi, agiscono come veri Stati negli Stati e tra i loro fini c’è anche quello di promuovere gigantesche campagne di comunicazione, sempre finanziate dai governi occidentali che fanno il buono e il cattivo tempo, per indirizzare l’opinione pubblica su temi come quello della morte di Regeni, facendo implicitamente cadere la responsabilità rispettivamente sui governi italiano ed egiziano, ottenendo così due risultati in una sola mossa, due piccioni con una fava come si dice: screditare e indebolire il governo di Al-Sisi, gettare ombre sull’alleanza italo-egiziana su zone e interessi economici che sono da sempre sotto la mira di Francia e Inghilterra.

Sarebbe bastato poco per capire che Regeni ha trovato la morte per mano dei suoi stessi mandanti, per cui lavorava, essendo egli una spia. Adesso, portare avanti un lavoro del genere e  immischiarsi in simili affari, non dico che debba prevedere morte certa ma non prevedere che questo possa accadere è da ingenui sprovveduti o semplicemente da ipocriti.

Torna a galla così l’urgente questione della sovranità di popoli e nazioni che dovrebbero scegliere autonomamente e con i loro i tempi il loro percorso di identità e di coscienza, anche a fronte di quei diritti umani mancati di cui sempre ci si riempie la bocca solo per passare per buoni ed avere il via libera per operare il male, quella distruzione di territori e culture che è in questi terribili anni sotto gli occhi di tutti.
Sarebbe bastato poco, uno sforzo celebrale connettivo in più per chiedere a gran voce, non verità per Giulio Regeni, verità di comodo e di parte ma verità per tutti.