L’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci

Praticamente questi vogliono farci tornare ai tempi degli imperi però fanno passare tutto, furbi, sotto l’effigie del progresso, del cambiamento, della modernità. Il problema, che ho capito solo dopo anni di attente letture ma soprattutto lunghe riflessioni, è che da un certo momento nella storia, che possiamo far coincidere con l’illuminismo e la presa del potere da parte di certa cultura liberale atea e materialista, ha dominato una visione evoluzionista dell’uomo stesso, cioè hanno spostato Darwin, senza farsene accorgere, dalle bestie agli uomini, in modo che tutto potesse passare come l’effetto e il risultato non solo di un progresso e di un benessere generalizzato, grazie appunto alla grandezza degli antenati, ma anche di un uomo migliore, più intelligente, più capace, più evoluto rispetto a chi lo ha preceduto. Cosicché viviamo con la testa piena di inganni credendo di essere migliori non solo di nostra nonna ma anche degli uomini del Rinascimento fino ad arrivare all’uomo primitivo che qualcuno, da un certo punto in poi, vorrebbe stupido come una scimmia.

Cosicché Rosa Luxemburg alle femministe rivoluzionarie di oggi deve sembrare una primitiva, una donna di altri tempi, tempi ignoti e tematiche poco chiare, visto che le progressiste moderne di oggi si battono soprattutto per il diritto a non fecondare, al diritto di vivere dignitosamente ma infertili, a poter portare un burka se le aggrada o a restare tutta la vita da sole per poter pensare alla carriera, carriera che ormai fa più parte dell’immaginario collettivo di questa nuova donna moderna piuttosto che della realtà, se non fosse che anche una che può vantarsi di vivere con la testa tra le stelle ha scelto di essere feconda, come la famosa astronauta Samantha Cristoforetti.

Rosa Luxemburg

E già le vedo le indignate della società liquida che a tali considerazioni opporrebbero lo stipendio dell’astronauta, lei può permetterselo di fare un figlio, senza considerare che le stesse, messe di fronte a simile situazione si lamenterebbero certamente del poco tempo a disposizione per la famiglia essendo un’astronauta, dei servizi pubblici che mancano, della mancanza di aiuti dalle istituzioni e dai parenti. Eccetera, eccetera, eccetera.

La verità, senza per forza negare o non dare atto della grande crisi economica e del periodo di forte recessione che stiamo vivendo, è che dietro questa titubanza a procreare nell’Occidente libero, sano e progredito, titubanza nel rischiare di vivere, vivere con e per gli altri, c’è sempre il classico quesito all’Erich Fromm, il dilemma universale, avere o essere. Sì, perché diciamocela tutta, questo individualismo, questo finto libertismo e liberalismo estremo ci ha portato più vicini ai nostri amici animali che a un vero progresso dell’umanità di cui, grazie all’ingegno e alla bontà umana dei nostri vecchi, ancora ne godiamo i frutti, le idee, le filosofie. 

Perché ammettiamolo, questo è il tempo dell’io sono, dell’io ho e del niente. Lo so bene io, io dell’età di mezzo che ho vissuto nei tempi di mezzo, quelli del cambiamento forte, ovunque, nella scuola, nell’università, nel lavoro, nella società tutta. Quelli che da giovane non sapevano chi fosse Regan o la Thatcher ma che poi se li sono ciucciati tutti, quelli che si sono trovati a ballare alle feste i pezzi di un tipo che cantava di essere il capo della banda e che se volevi farne parte dovevi fare domanda, lo stesso individuo che adesso viene considerato da tutti i grandi del globo e addirittura invitato alle feste di Google. Ditemi adesso allora che idea avete in mente di libertà e di progresso. 

No perché per me il progresso non è evoluzione, perché se pensate questo allora non conoscete chi vi ha preceduto e i loro immensi contributi all’umanità. Per me il progresso è l’ingegno e la creatività umana, sono i ponti, le linee ferroviarie ad alta velocità, le linee aeree, i tunnel sottomarini, le macchine superveloci, le risorse energetiche, l’arte, la scienza, internet e tutta la tecnologia che siano al servizio esclusivo dell’uomo, dell’amore per lui e della sua dignità, del benessere per tutti e non per pochi, non per un’ideologia, per una visione, non per un’oligarchia culturale, per un gruppo di potere. Perché il progresso non può essere semplicemente quello di poter più consumare rispetto al passato ma poi aver paura della relazione, quello della libertà di isolarsi, di farsi del male, di annientarsi nell’io. Il progresso come rifiuto della comunità, dell’altro, della famiglia, non può che essere un’involuzione, un allontanarsi sempre più dalla nostra natura, dalla verità, dalla possibilità di essere felici. 

Cosicché vogliono farvi credere che l’omosessualità, l’emancipazione femminile, la tolleranza interrazziale e interreligiosa appartengano a un’idea di progresso, ad un’evoluzione umana, facendovi dimenticare che la storia dell’uomo è piena di omosessuali, di etnie, razze, religioni e popoli che hanno convissuto anche per lunghi periodi con rispetto, tolleranza, valore e dignità, senza per questo nulla togliere al proseguimento della specie umana, come oggi accade, semplicemente perché vogliono creare un uomo unico, un’unica razza, con un pensiero unico (quello del consumatore), un essere facilmente influenzabile, facilmente manipolabile, precario nel lavoro e precario negli affetti, un uomo senza popolo, senza cultura, senza patria, un uomo volubile e vulnerabile più vicino alla bestia che alla sua vera natura. “Sai perché tanti preferiscono le bestie ai cristiani?” diceva sempre mio padre, uomo un po’rozzo e dalla testa calda, di quelli nati nel ’36  che per forza di cose si sono pensati sempre comunisti, “perché non li possono mandare affanculo”, al che, io, che intellettualmente mi abbevero avida di ogni cosa, apprezzo, nel disprezzo che ho avuto per costui, tanta saggezza popolare datata 1936.