Finalmente ho aperto un blog. Forse. Solo che da quando ho deciso di fare questa cosa ho perso due giorni, con mio figlio che cercava di arrampicarsi sulle mie ginocchia e il sudore che mi colava dalla fronte, semplicemente per scegliere il tema grafico e poi, come potete constatare voi stessi dalla testata , questo è il risultato: nero profondo.

Il fatto è che ormai otto anni or sono dall’ultima volta che mi cimentai in questa impresa, con un blog davvero “trash”, che ha infatti avuto vita breve (si racconta che il cimitero dei blog sia sterminato, milioni e milioni di blog che ogni giorno muoiono o vengono abbandonati), il cui nome, Dicostatella, è tutto un dire ma sicuramente rappresentativo del mio modo di vivere di allora, gli esperimenti artistici e culturali qui nella provincia, le associazioni e le dissociazioni, le convivenze sperimentali, l’errare, il cercare e lo sperare ai limiti di un’esistenza precaria, precaria dentro, soprattutto.

Nonostante ciò non rinnego il mio passato, anzi lo proteggo e lo valorizzo e anche se il sito, ho visto, è stato hackerato e insudiciato, lo lascio lì, perché in qualche modo ci sono affezionata, perché ci sono dei momenti con degli amici che poi ho perso per strada e soprattutto le mie vignette alla Peanuts che mi ricordano la convivenza con mio marito prima della famiglia, oltre alle foto con lui naturalmente. Da quel momento ad oggi mi sono resa conto di quanto il mondo della rete e dei blog, e non solo, sia profondamente cambiato, proprio a causa di quell’incontrastato dominio che ha adesso l’universo dei social. Nel frattempo ho smesso di fumare, messo su famiglia e qualche chilo in più (va bene, più di qualche…) e sono cambiata anche io. Ho cambiato opinioni, tesi, teorie, filosofie, ho riordinato i cassetti e aperto il cervello, ho letto qualche libro in più, ho cercato di guardare più da vicino il lato oscuro della luna e mi sono protetta gli occhi dai raggi violenti del sole per poter meglio uscire allo scoperto ma i miei principi di fondo, quelli che mi hanno accompagnato per tutta la vita, il mio essere, sono rimasti immutati.

convivenza2
Vignetta “scene di convivenza”, tratta dal blog Dicostatella, 2008

Durante questa lontananza frequentai anche un lunghissimo corso di formazione per web designer (non c’è niente da ridere, è proprio così) ma nonostante questo mi sono ritrovata davanti a questi strumenti da perfetta neofila: già li vedo i miei amici smanettoni che avranno riscontrato un sacco di buchi, difetti, vuoti, mancanze ma io sono ugualmente contenta. Prima di tutto sto iniziando facendo tutto da sola (e so che questo nel mondo dei blogger non è affatto scontato) e in modalità gratuita, per cui già aver dovuto versare trentacinque euro per registrare il dominio, da disoccupata che conserva tutti i buoni sconto per la spesa (stavo per scrivere coupons, l’ho sventata per un pelo…), mi ha dato letteralmente i brividi, poi, in secondo ordine, ho definitivamente capito che la tecnica non è niente senza creatività, l’arte, la scienza, l’uomo: tecnica zero, creatività uno. Ad esempio mi chiedo se sia mai possibile che chi ha inventato o impostato la tastiera del mio computer, non abbia pensato al fatto di non dovere ogni volta essere costretti a spingere l’Alt per scrivere “perché” con l’accento giusto. Può darsi che sbagli io, in questo caso che qualcuno me lo faccia sapere.

Che dunque si apprezzi prima di tutto ciò che si scrive e, alla fine, confido in qualche amico smanettone che preso da pietà estrema o scrupolo professionale mi dia qualche consiglio (gratuito, si intende), per migliorare il mio blog che dovrà crescere e che crescerà piano, spero. Perché l’ho chiamato “di male in meglio”? Dovete andare sul blog, se ve ne frega.